TAI e management

CASO STUDIO DI CERTIFICAZIONE – PRATICANTE TAI
GRAZIELLA TORNICELLI
1. Percorso e postura di coach
Sono una coach professionista certificata in ambito aziendale e consulente per bilanci di competenze da circa vent’anni. Appassionata di sviluppo personale, adotto un approccio olistico alla persona. Mi sono formata alle tecniche di ascolto di Carl Rogers, alla PNL, all’Analisi Transazionale e al Coaching secondo l’approccio di Frédéric Hudson. Sempre curiosa e alla ricerca di strumenti innovativi, ho partecipato a numerosi workshop e formazioni su temi come il Flow, i Profili Atipici, le Neuroscienze, l’Atteggiamento Zen e la Meditazione.
Le persone che accompagno sono generalmente impegnate in una dinamica di cambiamento professionale, evoluzione di carriera o riorientamento lavorativo. I miei clienti provengono da contesti diversi:
• Dirigenti membri di Comitati di Direzione (CODIR),
• Direttori di reparto,
• Manager,
• Quadri e capi intermedi,
• Giovani adulti in fase di costruzione di un progetto.
Nel corso del mio percorso, mi sono gradualmente specializzata nell’accompagnamento di profili cosiddetti Atipici (HPI – Alto Potenziale Intellettuale, HPE – Alto Potenziale Emotivo, HSE – Alta Sensibilità Emotiva, Ipersensibili, ecc.), adattando la mia postura e i miei strumenti alle esigenze specifiche di ciascuno. Il mio accompagnamento mira a far emergere un progetto ideale e realistico allo stesso tempo, tenendo conto delle aspirazioni profonde della persona e della fattibilità concreta.
2. La mia scoperta di “TAI” – Tecniche di Alchimia Interiore
Ho scoperto “TAI” durante un webinar proposto dall’IFPEC, condotto da Andrea Fredi, e sono stata immediatamente entusiasta della sua presentazione. Il suo approccio innovativo mi ha profondamente colpita, poiché si inserisce in una visione olistica — corpo, cuore e mente — che permette un lavoro di trasformazione in profondità.
Durante la formazione, Andrea Fredi, con la sua presenza benevola, ha saputo trasmettere e far vivere questa tecnica. Grazie a questo processo, ho potuto sperimentare liberazioni personali: sciogliere alcuni nodi del passato e riprendere pienamente le redini della mia vita nel presente. Questa esperienza ha rafforzato la mia convinzione che aiutiamo al meglio le persone che accompagniamo quando abbiamo noi stessi integrato le tecniche che proponiamo.
3. La mia esperienza con “TAI & MANAGEMENT”
3.1 Caso pratico: “TAI” su una situazione professionale stressante con il coachee M. V.
M. V., manager di una quarantina d’anni, ha iniziato un percorso di coaching durante il suo congedo di paternità. Questo periodo di pausa gli aveva permesso di riflettere sul suo futuro professionale, ma con l’avvicinarsi della data di rientro, cresceva in lui un’ansia sempre più forte.
Dirige un’équipe di 30 persone con benevolenza e ascolto, qualità riconosciute e apprezzate dai suoi collaboratori. Tuttavia, il contesto è difficile: il suo superiore gerarchico (N+1), vicino alla pensione, pratica un management autoritario e direttivo, in completo contrasto con le aspettative attuali e con il suo stile di gestione partecipativo e collaborativo. Diversi responsabili hanno già chiesto di lasciare il reparto, e nonostante le segnalazioni trasmesse al servizio Risorse Umane, non è stato preso alcun provvedimento. All’idea di ritrovare questo superiore e questo clima opprimente, M. V. è sopraffatto da uno stress enorme, quasi paralizzante. La sera prima del rientro, mi confida: “Non ho più voglia di tornare al mio posto.” G: Gli propongo allora di sperimentare una sessione di “TAI”. Con delicatezza, lo invito a chiudere gli occhi e ad accogliere ciò che emerge.
G: Quando pensi al tuo rientro al lavoro e al rivedere il tuo superiore (N+1), cosa succede nella tua mente? Un’immagine? Un suono? Una sensazione?
M. V.: Mi risponde: una sensazione di stress enorme, come un blocco, un irrigidimento.
G: Gli propongo di indicarmi, su una scala da 1 a 10, il livello di stress.
M. V.: Risponde 10.
G: Gli propongo di posizionare le mani sul primo DANTIAN, di connettersi al contatto delle mani e del basso ventre e di fare tre respiri profondi, ripetendo interiormente “Io sono origine”.
Lo invito a ripetere la prima frase: “Riprendo il mio potere e libero l’energia bloccata in questa rappresentazione.” Dopo un momento di ascolto e osservazione delle reazioni del corpo, lo invito a passare al secondo DANTIAN, posizionando le mani al centro del petto, all’altezza del cuore. Dopo un momento di connessione e respirazione in questo spazio, gli propongo la seconda frase da ripetere: “Lascio andare ogni identificazione e ogni attaccamento a questa rappresentazione.” Dopo un ulteriore momento di ascolto e di lasciare che il corpo reagisca, gli propongo di posizionare due dita al centro della fronte, sul terzo DANTIAN, nella regione del “terzo occhio”. Dopo un momento di connessione e respirazione in questo spazio per attivare l’energia di questo centro, gli propongo di ripetere la terza affermazione: “Genero ordine e coerenza in me rispetto a questa rappresentazione.” Accompagniamo semplicemente il processo, in una contemplazione passiva. Durante la sessione e questo primo giro di TAI, il suo respiro si calma, i suoi tratti si rilassano.
G: Gli chiedo dove si trova, sulla scala dello stress da 0 a 10.
M. V.: Risponde con un grande sorriso: 0, esprimendo un grande sollievo, sentendosi più leggero e fiducioso. Questa esperienza gli ha permesso di riconnettersi alle sue risorse interiori e di prepararsi non solo al rientro professionale, ma anche a una nuova identità di ruolo: quella di diventare padre.
Conclusione di TAI & MANAGEMENT
Qualche giorno dopo, M. V. riprende il suo posto. La sua équipe, felice di ritrovarlo, lo accoglie calorosamente, rafforzando il suo senso di legittimità e radicamento nel suo ruolo.
Questa esperienza illustra quanto “TAI” sia uno strumento potente: permette di connettersi in modo dolce e diretto ai nostri processi inconsci, di liberare blocchi e di recuperare una nuova energia per andare avanti.
3.2 Caso pratico “TAI” di fronte al sindrome dell’impostore: il caso della Sig.ra A.
La Sig.ra A., Direttrice di un reparto Marketing in un grande gruppo, mi ha contattato per un coaching professionale. Si sentiva completamente sopraffatta dal lavoro: pensa al lavoro, dorme pensando al lavoro, nuota pensando al lavoro… in breve, il lavoro invade ogni spazio della sua vita. Anche durante il tempo libero, la sua mente non si stacca: riunioni, ricerca di finanziamenti, reclutamento, gestione del team… il suo cervello non smette mai di girare.
Perfezionista, preferisce fare tutto da sola, ritenendo che il lavoro non sia mai abbastanza ben fatto quando delega. Iper-esigente, porta costantemente un livello di responsabilità molto alto. Il suo desiderio più profondo, espresso fin dall’inizio del coaching, è semplice e profondo allo stesso tempo: “poter dimenticare il lavoro nel fine settimana, pensare alla mia relazione di coppia e ritrovare una serenità mentale.” Prima sessione
Durante il nostro primo incontro, parla del suo percorso, del suo perfezionismo e di una paura persistente: quella di essere licenziata. Questa paura risale agli inizi della sua carriera, quando aveva effettivamente vissuto un’esperienza dolorosa di licenziamento. Sebbene oggi sia molto apprezzata dal Comitato di Direzione (CODIR) e riconosciuta dalla sua gerarchia, questo senso di insicurezza persiste. Durante una riunione, la sua Direzione le ha persino ricordato che “se non è perfetto, va già molto bene”, ma per lei non è sufficiente: l’esigenza interiore rimane.
Abbiamo quindi lavorato sulla sindrome dell’impostore, che alimenta il suo bisogno di perfezione e la sua incapacità di allentare la pressione. Seconda sessione
Durante la seconda sessione, dopo aver approfondito questo tema, le propongo di sperimentare il “TAI”.
G: Utilizzo le domande META, chiedendole:
G: Descrivimi questa situazione che crea stress, che rappresentazione è? È qualcosa di visivo, uditivo, cinestesico?
G: La invito a descrivere la situazione che genera questo stress.
Sig.ra A.: “È davanti a me, sono piuttosto visiva. È in bianco e nero, come una grande nuvola di fumo.”
G: Cosa provi? Hai sintomi fisici?
Sig.ra A.: “Provo una rabbia enorme. Non so cosa ci faccia qui, ma è molto forte.”
G: Su una scala da 0 a 10, a che livello ti trovi?
Sig.ra A.: A 8.
G: Le spiego quindi il processo del metodo TAI e la guido passo dopo passo nell’esperienza, portandola verso il primo DANTIAN, il secondo DANTIAN e il terzo DANTIAN.
G: Ti invito a pensare alla rappresentazione visiva e a ripetere dopo di me: “Riprendo il mio potere e libero l’energia incastrata in questa rappresentazione”, resta sul primo DANTIAN e continua a respirare consapevolmente in questo DANTIAN, osservando cosa succede.
Sig.ra A.: Ripete la frase.
G: Osservo il suo viso, il suo corpo e, quando noto dei movimenti, propongo di passare al secondo DANTIAN: “Ti invito a prenderti qualche istante per connetterti al secondo DANTIAN attraverso la respirazione, connettiti al cuore e ripeti dopo di me: ‘Lascio andare ogni identificazione e ogni attaccamento a questa rappresentazione.’”
Poi le propongo di passare al terzo DANTIAN e di pronunciare: “Genero ordine e coerenza in me rispetto a questa rappresentazione.” G: Le propongo di uscire dalla pausa e di valutare su una scala da 0 a 10.
Sig.ra A.: 3, è abbastanza “sbalorditivo”.
G: Le propongo di fare un altro giro di TAI.
Dopo il secondo giro di TAI, le chiedo una valutazione su una scala da 0 a 10.
Sig.ra A.: Tra 0 e 1. Sorridente e serena, esclama: “È fantastico: cos’è questo approccio?!” Il suo viso, i suoi gesti, il tono della sua voce trasmettono un profondo rilassamento.
G: Abbiamo potuto proseguire la sessione di coaching elaborando un piano d’azione concreto da mettere in atto con il suo team, con un’energia nuova, più serena e più gioiosa.
Conclusione di “TAI” e la sindrome dell’impostore
Questo caso illustra perfettamente la potenza del “TAI”. Permette di far emergere e trasformare emozioni profonde — qui, la rabbia nascosta dietro il perfezionismo e la sindrome dell’impostore — per ritrovare chiarezza e serenità.
Con la Sig.ra A., questo lavoro ha aperto uno spazio di leggerezza ed efficacia nuova, aiutandola a guardare in modo diverso alle sue responsabilità e a immaginare nuovi modi di gestire il suo team senza esaurirsi.
Conclusione finale
Oltre a questi casi, constato ogni giorno quanto “TAI” arricchisca la mia pratica di coaching. “TAI” mi permette di esplorare, con i miei clienti, ciò che si gioca in profondità, oltre la mente razionale, e di trasformare questi blocchi in leve di crescita.
Con i profili atipici che accompagno — ipersensibili, HPI (Alto Potenziale Intellettuale), HPE (Alto Potenziale Emotivo), HSE (Alta Sensibilità Emotiva) — questo approccio assume una risonanza particolare. Queste persone vivono spesso le loro emozioni in modo intenso e possono sentirsi sopraffatte dai loro pensieri. “TAI” offre loro uno spazio di ricentramento, in cui corpo, cuore e mente dialogano nuovamente. Favorisce un ritorno a sé, un recupero di energia vitale e una maggiore chiarezza per avanzare nei loro progetti. In questo senso, completa e approfondisce la mia postura di coach, permettendo alle persone che accompagno di riprendere pienamente le redini della loro vita.
Graziella TORNICELLI
Alsa Coaching & Conseil EI – 06 23 27 96 94
Coaching per Dirigenti – Coaching professionale – Bilanci di competenze
Luogo d’intervento – Espace Européen d’Entreprise – Le Panorama, 2° piano
19 rue de la Haye – 67300 SCHILTIGHEIM – Francia
https://www.linkedin.com/in/graziella-tornicelli-coach-strasbourg/
https://alsa-coachingetconseil.com – email: contact@alsa-coachingetconseil.fr

Un pensiero su “TAI e management”

  1. Vincenzo Zauner dice:

    Eccellente lavoro. Io coniugo sempre più spesso TAI con il life coaching ottenendo ottimi risultati. Il TAI rimuove i blocchi, il coaching individua strategie vincenti. Mi è piaciuto molto il tuo approccio. Complimenti

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