Come guarire le relazioni con TAI e permettersi di brillare

Mi chiamo Elena Arietti, mi occupo di crescita personale da molti anni. Fin da giovanissima sono stata attratta da tutti i percorsi che potevano promuovere l’introspezione e il cosiddetto lavoro su di sé, partendo dalla persuasione che l’unica realtà che possiamo trasformare in pieno potere siamo noi stessi.

Ho sperimentato moltissimi percorsi e, in particolare, nel 2007 ho incontrato il Life Alignment, profonda tecnica di guarigione energetica di cui sono diventata practitioner ed insegnante.

Parallelamente gestisco a Torino un centro per corsi di crescita personale che si chiama La Sorgente.

Sono sempre interessata ad ampliare le mie conoscenze in questo campo sia per offrire un supporto personalizzato e completo ai miei clienti, sia per continuare ad esplorare vari strumenti di trasformazione per il benessere e il miglioramento dell’essere umano.

 

Come ho conosciuto TAI

Dopo la morte del mio cane ho vissuto un periodo di intenso malessere psicofisico che ha fatto riemergere in me tematiche molto simili a quelle vissute molti anni prima e in un contesto del tutto diverso. L’entità del malessere e la stranezza della “coincidenza” mi hanno fatto molto riflettere. Mi sentivo come dentro a una storia già nota. Nonostante gli eventi non fossero quelli, era come vivere l’inquietante ripetizione di un ciclo.

In cerca di una soluzione, riprendo in mano la tecnica di EFT che avevo appreso molti anni fa come autodidatta e ne ricavo un immediato sollievo. Voglio approfondire e “casualmente” approdo al sito di Andrea Fredi che avevo conosciuto nel mio centro nel 2011. Pertanto decido di prendere parte ad un seminario online di Ager (tecnica ideata da Andrea Fredi in collaborazione con Vincenzo Di Spazio), che “casualmente” si tiene di lì a poco e che riguarda proprio la ripetizione di eventi traumatici in periodi ciclici della nostra vita. Poiché lo strumento per risanare quei traumi è proprio TAI, sono stata molto colpita dall’efficacia e dalla rapidità con cui TAI andava a smorzare, attutire e persino a dissolvere quegli elementi traumatici e dolorosi che la morte del mio cane aveva riportato a galla.

Ho deciso quindi di conoscere meglio questa tecnica e, dopo un colloquio telefonico con Andrea che mi ha permesso di capire ciò di cui avessi realmente bisogno, ho avviato la formazione di TAI, prima corso base e poi avanzato.

Il caso che andrò a presentare riguarda il percorso fatto con una mia cliente che ha potuto appianare e guarire diverse relazioni personali e lavorative, permettendosi infine di affermarsi positivamente nel suo lavoro.

Come ho lavorato

Ho utilizzato TAI arte esterna. Il metodo TAI si fonda sul motto alchemico Solve et coagula, destruttura e struttura, ovvero dissolvi ciò che ha causato la situazione stressante/traumatica per lasciarlo andare ed infine per manifestare il risultato desiderato in una nuova realtà.

Si suddivide in tre fasi. In ciascuna di esse la persona viene guidata dall’operatore a portare attenzione consapevole ai nostri tre cervelli, detti Dantian. Su ciascuno di questi viene pronunciata una frase specifica che ha lo scopo di focalizzare il potere dell’intenzione per mezzo della parola. In questo modo avviene la trasformazione alchemica delle rappresentazioni interne. Queste sono ciò che causa squilibrio e disfunzionalità all’interno della persona, quindi si tratta di immagini, suoni, percezioni, fantasie, credenze, pensieri, ricordi, a volte simboli.

Per agganciare le rappresentazioni, ho utilizzato le metadomande che servono ad identificare le impressioni cristallizzate (A cosa sto reagendo? Dove si trova nel mio orizzonte percettivo? Come so che è lì?) e quelle che servono ad esplorare le reazioni (Quali sono le reazioni corporee? Quali sono le emozioni? Quali i pensieri? Quale il punteggio di stress da 0 a 10?).

Il metodo TAI, inoltre, combina principi opposti, quali Yin/ Yang, flusso/cristallizzazione, Vis (forza,

volontà) / WuWei (azione senza azione). Questi principi filosofici apparentemente antitetici si combinano sapientemente come una sorta di Tao che ben rappresenta la compenetrazione degli opposti, perfetto simbolo della realtà duale che sperimentiamo su questa Terra.

Le frasi sono le seguenti:

Io sono origine.

1° Dantian: Riprendo il mio potere e libero l’energia trattenuta in… [scena, fantasia, convinzione ecc…]

2° Dantian: Lascio andare ogni identificazione e ogni attaccamento a… [scena, fantasia, convinzione ecc…]

3° Dantian: Genero ordine e coerenza in me rispetto a …[scena, fantasia, convinzione ecc…]

Scopo di TAI è muovere l’energia contenuta nell’infinito numero di cellule nervose presenti nei tre Dantian dell’essere umano. Il fine è quello di sciogliere le “capsule spaziotempo” che tengono cristallizzata, come in una specie di sospensione atemporale, quell’energia che non è potuta fluire correttamente a causa di impressioni disturbanti e non comprese.

Attraverso l’attivazione del nervo vago che collega i tre cervelli possiamo rimettere in circolo quell’energia congelata, riaggiornando il nostro sistema e promuovendo la trasformazione e il flusso che sono alla base della vita.

Alla fine di ogni sessione ho fatto pronunciare la frase di armonizzazione:

“Armonizzo tutti i miei sistemi ai cambiamenti ancora in corso/ a questa nuova consapevolezza”.

Strategia triangolo

Le problematiche che vado ad esporre sono state lavorate in prevalenza secondo lo schema del Triangolo.

La Strategia del Triangolo prevede di lavorare sulle tre macro-aree tipiche delle tematiche della persona: esperienze, fantasie + aspettative connesse, pensieri/credenze. Talvolta si lavora su eventuali simboli che si possono presentare alla mente del cliente.

Si parte dall’area di maggior intensità e si passa alle altre, ponendo meta-domande specifiche e applicando alle tematiche emerse una sequenza completa (o “giro”) di TAI.

Quando non ho utilizzato lo schema del Triangolo ho lavorato, secondo quanto detto sopra, sulle convinzioni, i pensieri, le fantasie o sulle altre rappresentazioni sensoriali che di volta in volta emergevano.

—–O—–

La cliente, che chiamerò col nome fittizio di Ginevra, è venuta da me per tre mesi, con regolarità, una volta la settimana. Ha lavorato con costanza e determinazione per uscire da una situazione di blocco della sua attività e da difficoltà nelle sue relazioni dovute a tematiche di rabbia, frustrazione per non essere riconosciuta e difficoltà ad esprimere liberamente il suo talento.

Per esigenze sia di spazio che di sintesi ho riassunto i momenti salienti dei nostri incontri, rispettando la successione sia degli avvenimenti che le fasi di consapevolezza della cliente.

Ho conosciuto Ginevra molti anni fa al di fuori dell’ambito terapeutico. Si tratta di una persona aperta e di cuore, grande lavoratrice e da anni nel campo della moda, disegna personalmente alcune creazioni e gestisce un negozio di abbigliamento molto interessante. Ultimamente ha trasferito la sua attività in un nuovo rione in cui, dopo un primo momento di entusiasmo e riscontro economico, ha subito un calo lavorativo oltre a varie delusioni in relazione alla clientela, soprattutto quella femminile, e anche da parte dei colleghi dei negozi vicini.

Viene da me perché vuole comprendere che cosa stia bloccando la sua crescita non solo lavorativa ma anche personale.

Ciò che la fa particolarmente soffrire è il sentirsi spesso attaccata ingiustamente da alcune clienti, di solito donne, che le provocano rabbia, irrigidimento e un malessere che sente di non saper controllare, cosa che di certo non favorisce il rapporto con la clientela. Pur amando molto il suo lavoro e pur essendo notevolmente esperta e attenta alle esigenze delle persone che si servono da lei, a volte si sente sopraffatta e bloccata da questa rabbia. Ad aggravare la situazione e a renderla ancor più preoccupata, c’è stata anche l’apertura di un negozio di abbigliamento concorrente a pochissimi passi dal suo.

I temi trattati sono stati parecchi.

Elencati qui di seguito, sono quelli principali su cui abbiamo lavorato e che si sono presentati sotto vari aspetti e a più livelli nel corso dei nostri incontri.

Per chiarezza di esposizione li ho raggruppati per capitoli, secondo un ordine cronologico.

Per ogni capitolo ho riportato lo schema del triangolo o le sequenze di TAI più rilevanti rispetto ad un dato tema.

1- La Marchesa e la Suora

2- La Lampada di Aladino

3. Il Rivale

4- Non all’altezza e ancora sulla strategia dello sparire

5- Una sorella difficile

6- Il sospetto e la fiducia

7- La sfilata e una nuova insegna per brillare

G = Ginevra, la cliente

O= Operatore, la sottoscritta

Tra parentesi quadra e/o in corsivo la rappresentazione su cui si è lavorato

1- La Marchesa e la Suora

Ginevra arriva da me molto sconfortata. Si sente arrabbiata, giudicata ingiustamente da alcune clienti e non riconosciuta nel suo sforzo di essere al servizio delle loro esigenze. Per di più da qualche tempo si è piazzato proprio accanto a lei un altro negozio di abbigliamento concorrente al suo.

La rabbia è alle stelle e la paura di essere travolta dalla concorrenza è elevatissima. Il punto di forza di Ginevra è una clientela molto fidelizzata nel corso degli anni che l’ha seguita anche nel passaggio da un rione all’altro, con la quale ha instaurato persino rapporti di amicizia, ma purtroppo ci sono alcune clienti con cui si trova in difficoltà. E’ una sfida logorante su tutti i fronti.

Le chiedo che cosa la stia tormentando di più, se la concorrenza troppo vicina o la relazione con le clienti difficili. Mi dice che vuole lavorare su quest’ultimo tema poiché si sente particolarmente ferita dalle persone arroganti e giudicanti che le suscitano sentimenti di rabbia e anche disprezzo. La cosa non le piace e la fa vivere male. Nonostante faccia del suo meglio per mascherare ciò che prova, è consapevole del fatto che il suo malessere si manifesta alle clienti. Tutto ciò dà origine a dinamiche che danneggiano le sue relazioni nell’ambito dell’attività e la fanno sentire impotente, esposta e per di più a disagio con se stessa.

Le chiedo che cosa ritenga essere la causa principale della sua infelicità nel lavoro. Mi risponde che le si presenta subito alla mente una cliente molto difficile che soprannomina “la Marchesa” per i suoi modi altezzosi e provocatori. Preferirebbe persino perderla come cliente pur di non vederla più, ma lei ricompare sempre e la punzecchia. Questa almeno è la sua percezione.

Nella scena che le viene in mente, la cliente guarda il campionario di modelli che Ginevra le propone e, mentre lo chiude, commenta: “Mi aspettavo qualcosa di meglio…” Ciò che l’ attiva di più è il tono di voce che definisce stridulo e arrogante.

Approfondisco l’indagine. Ginevra si vede nella scena, il focus è sulla rappresentazione uditiva del tono di voce e arriva dall’orecchio sinistro. L’emozione suscitata è la rabbia ma soprattutto il disprezzo che sente nello stomaco. Valutazione dello stress da 0 a 10 è 10.

Eseguiamo la prima sequenza di TAI [Esperienza]

Sente il respiro fluire di nuovo, vede la scena dall’esterno mentre la voce stridula la fa sorridere:

Ginevra : Sembra di essere in un cartone animato, non mi posso arrabbiare sul serio”.

Operatore: Mentre sei ancora in connessione con questa esperienza, c’è qualche pensiero o immagine, o altro che ti si presenta?

G: So che questo disprezzo è un sentimento negativo e ho paura che mi si rivolterà contro.

O: Che cosa ti colpisce di più? La convinzione che sia un sentimento negativo o la paura che ti si rivolterà contro?

G: La paura.

Identifica la paura nella gola che si chiude e, contemporaneamente la vedo incurvare le spalle come a chiudere il corpo.

Eseguiamo una seconda sequenza di TAI su questa paura che proietta catastrofi future. [Fantasia].

Si sente più rilassata, la tensione nella gola si è smorzata, ma sente ancora un senso di disprezzo e anche di ingiustizia.

O: Rispetto a queste emozioni che senti, che cos’altro affiora, anche rispetto a situazioni del passato?

G: Mi vengono in mente situazioni in cui mi sono sentita giudicata ingiustamente … mi viene in mente l’asilo delle suore, quando mi sono fatta la pipì addosso perchè la suora mi aveva impedito di andare in bagno e poi mi ha rimproverata e strattonata perché non sono riuscita a trattenerla. Mi monta una rabbia tremenda per l’ingiustizia, e sento anche disprezzo per il comportamento di quest’adulta che avrebbe dovuto educare dei bambini.

Le dico che sta vivendo l’esperienza con quell’intensità perché è come se questa scena fosse intrappolata in una capsula spazio temporale in cui lei ha ancora 3 anni.

Applichiamo la terza sequenza di TAI su questa Esperienza, la scena in cui viene strattonata. La rappresentazione che la colpisce di più è la sensazione del traino della mano della suora lungo il corridoio mentre la sgrida. Il punteggio di stress è 9.

Durante la sequenza ha sentito di potersi sganciare dalle sue mani liberandosi così dal traino, cosa che ha quasi dimezzato il punteggio che però è ancora a 5.

O: Da che cosa è costituito questo 5?

G: Dalla sua figura incombente su di me, tonda e grigia

Applichiamo il quarto giro di TAI su questa rappresentazione visiva.

O. Ora che ti sei riconnessa a questa esperienza, pensi che possa esserne scaturita qualche convinzione o qualche pensiero?

G: Sì, so che mi lascio spaventare da donne prepotenti che fanno la voce grossa, le mie clienti sono soprattutto donne… e a volte sono molto richiedenti per cui sono spesso sotto stress. [Convinzione]

Vede questa convinzione come scolpita nel marmo davanti ai suoi occhi. Punteggio 6

Eseguiamo la sequenza di TAI.

G: Adesso questo pensiero mi sembra totalmente sciocco. Non ho motivo di farmi spaventare. Quando le persone si comportano così, probabilmente sono molto più insicure di me…

Si mette a ridere. Il punteggio si è azzerato.

2. La lampada di Aladino

Nel nostro secondo incontro Ginevra mi dice di essersi sentita più tranquilla con le clienti, anche con la Marchesa che si è presentata da lei in modalità molto meno aggressiva. Tuttavia sente ancora di essere molto sensibile alle critiche, al punto da preferire essere sempre poco in vista, anzi sente che per lei è meglio essere addirittura invisibili.

Osservo che il suo negozio molto piacevole all’interno, è assai poco visibile dall’esterno, cosa alquanto sconsigliabile per un’attività che dovrebbe attrarre i passanti.

G: Non è mio diritto essere protagonista. Anche mia mamma ha sempre detto a me e alle mie sorelle che bisogna essere umili, invisibili e che la vanità è un pessimo difetto.

Ricorda che la mamma, rimasta orfana piccolissima, era stata allevata dalle sorelle molto rigide e pervase da una religiosità punitiva. Alla bambina non veniva neanche permesso di indossare una camicetta con le maniche corte. In quanto a lei, è cresciuta con l’idea che mettersi in mostra non “stia bene”.

G: Se mi monto la testa potrei essere umiliata. Questo ci diceva sempre mia mamma.

Le chiedo di connettersi a questa Fantasia e svolgiamo una sequenza di TAI, alla fine della quale mi dice:

G: Mi è venuta in mente che mia mamma a 17 anni è stata allontanata dalla casa della sorella con cui viveva. Il cognato le aveva messo gli occhi addosso.

Forse si era fatta “notare” troppo ed aveva dovuto subire l’umiliazione dell’esilio da casa? Senza rendersene conto, Ginevra ne ha tratto la conclusione che farsi notare, distinguersi ed essere vista non è accettabile, anzi è proibito. Eseguiamo TAI su questa Convinzione.

O: Dopo aver contattato questa convinzione, ti si presenta qualche ricordo che possa confermarla?

G: Purtoppo ho ricevuto delle attenzioni odiose da un cugino quando ero bambina. Non mi potevo fidare neanche di uno zio che aveva toccato impropriamente mia sorella. Eravamo sempre in allerta, pur essendo con i nostri familiari. [Esperienza]

O: Quindi potresti aver pensato che era meglio non farti notare e sparire?

G: Assolutamente sì, mi ricordo di essermi detta: voglio essere un fantasma.

Abbiamo fatto la sequenza di TAI anche su questa scena in cui la bambina rischia il peggio fortunatamente evitato dall’arrivo della madre.

Alla fine di questa sequenza sulle rappresentazioni sensoriali sia visive che uditive, Ginevra mi dice di sentirsi leggera come una nuvola e di vedersi come la lampada di Aladino che brilla al di sopra della scena dell’abuso. [Simbolo]

Il cambiamento è così radicale e repentino che non vorrei si trattasse di una fantasia compensatoria, per cui il terzo giro di TAI avviene proprio su questo simbolo.

A fine sequenza Ginevra è ancora serena e sollevata:

G: Ho capito che posso permettermi di brillare per ottenere il successo che merito.

Evidentemente non era una fantasia compensatoria.

3. Il Rivale

Nella sessione successiva Ginevra mi dice di essere più su di morale. E’ molto meno coinvolta dal carattere delle clienti. Anche la sua disposizione d’animo è più accogliente e leggera. Si sente anche meno esposta a critiche o attacchi, tuttavia la preoccupa il negozio concorrente.

Come possono coesistere due negozi che trattano quasi lo stesso articolo? Lei fa anche sartoria ma le confezioni che vende il suo vicino sono praticamente le stesse che vende lei. Non ci sarà spazio per entrambi. Lui è giovane e molto presente sui social, lei invece non li sa gestire. No, questa è una vera batosta per il suo lavoro e non doveva proprio capitare.

Mi dice che questa persona le si è presentata in negozio per conoscerla, cosa che l’ha irritata ma che ha saputo gestire con sufficiente diplomazia. Tuttavia le ha lasciato come una sensazione di sconfitta. Non percepisce altro a livello di rappresentazione sensoriale, solo questa sensazione.

Cerco di indagare di più.

Mi dice che ci sono varie sensazioni stratificate, come un sogno ad occhi aperti.

Sente molta pesantezza intorno a sé, la gambe sono piegate, come se lei fosse in ginocchio, forse un rombo di tuono in lontananza, come in uno scenario epico. I suoi sensi sono quasi tutti coinvolti in varie percezioni. Le dobbiamo destrutturare tutte.

O: Come sai che si tratta proprio di una sconfitta?

G: Perché le gambe mi si piegano e non posso più fare nulla. Sono in ginocchio, intorpidita e disarmata.

O: Sei dentro a questa scena o all’esterno?

E’ dentro la scena e lo stress è a 9.

Eseguiamo una sequenza di TAI su questa rappresentazione visiva. Alla fine della sequenza mi dice che l’immagine ora è sfocata e quasi neutrale, se non fosse per quel rumore di tuono che sente ancora nelle orecchie.

Passiamo quindi alla rappresentazione uditiva che percepisce non solo nelle orecchie ma anche davanti e dietro la sua testa. Dopo la sequenza mi comunica che il tuono si è zittito. E’ rimasta però la sensazione delle gambe piegate che sente indolenzite. Lo stress è a 5.

Eseguiamo un’altra sequenza che la rimette in piedi. Si sente fuori da quel campo di battaglia e anche il suo concorrente è piccolo e lontano.

O: Come ti senti ora?

G: Mi sento meglio fisicamente ma ho ancora un po’ paura di perdere i miei clienti. Lo stress è 4.

Un’ultima sequenza dopo la quale mi dice: “Ma perché li dovrei perdere?”

Terminiamo il nostro incontro. La vedo un po’ stanca, con le braccia che le scendono lungo i fianchi e ho la sensazione che per quel giorno vada bene così.

4. Non all’altezza e ancora sullo sparire

Nel nostro incontro successivo mi racconta di sentirsi più tranquilla con le clienti difficili e più serena anche riguardo all’apertura del negozio rivale.

Mi presenta una difficoltà che sta attraversando al di fuori del lavoro, nell’ambito di un’attività a lei molto gradita, ovvero il TAI Chi. Frequenta questo corso da due anni con soddisfazione ma il pensiero di dover sostenere a breve un esame la inquieta parecchio. Si sente letteralmente bloccata al pensiero di esporsi alla valutazione dell’insegnante e al giudizio dei suoi compagni di corso.

Dice di non sentirsi all’altezza di questa prova .

O: Che cosa potrebbe accadere se scoprissi di non essere veramente all’altezza?

G: Potrei rendermi conto che ho buttato via due anni di impegno. La figuraccia davanti a tutti…la vergogna tremenda… [Fantasia]

Si rimprovera per dare tanto spazio a un evento di non grave entità e di essere così sotto stress per quello che, in fin dei conti, è solo un hobby. Tuttavia Ginevra si sente spesso non all’altezza e questo esame è una bella occasione per segare qualche gamba al grande tavolo di questa tematica.

Definisce la vergogna come un’ombra nera sulla sua faccia che si allunga davanti a lei. Lo stomaco si chiude per l’ansia. Lo stress è 9.

Dopo la prima sequenza l’ombra si è dissolta e anche lo stomaco è più leggero. Lo stress è sceso a 7. Le chiedo se emerge un’esperienza connessa a questo senso di vergogna.

G: A metà anno l’insegnante mi ha fatto eseguire alcuni movimenti davanti a tutti e io avrei voluto sprofondare. Non so neanche come ho fatto a stare in piedi.

In realtà mi ha fatto i complimenti ma questo non è piaciuto alla componente femminile del gruppo. Gli uomini non ci hanno neanche fatto caso ma due compagne mi hanno punzecchiata dicendo che l’insegnante mi corteggia e che io ci sto. Questo mi ha fatto stare molto male perché sul mio cammino trovo sempre donne che bacchettano. Quindi, ora mi vergognerei di meno se dovessi fallire ma, se sarò brava, so già che mi attirerò l’odio delle mie compagne.

Mi pare che stia riaffiorando un’altra declinazione del vecchio “non posso espormi/non posso farmi vedere” ma non vorrei essere io a suggerirlo. Cerco di accompagnarla ad osservarsi con lucidità.

O: Quindi meglio non essere visti, giusto? Ginevra mi guarda e annuisce perché ha compreso.

G: Per non montarmi la testa, come diceva mia mamma…

Dopo una sequenza di TAI su “non devo montarmi la testa”, ne eseguiamo una seconda sulla scena che la spaventa, la sua performance sotto gli occhi delle compagne di corso che la criticano. Le vede intorno a sé che la osservano senza benevolenza e sono pronte a condannarla. Sente tutto il corpo paralizzato e l’angoscia nella gola.

Alla fine del giro di TAI conclude:

G: Nella mia vita sono sempre le donne che mi giudicano severamente [Convinzione]. Chiude gli occhi e vede una schiera di donne senza volto che la sovrasta, poco benevole, come le compagne del corso. Sono le donne che nella sua vita l’hanno bacchettata, un po’ come le clienti arroganti del suo negozio.

Applichiamo TAI a questa immagine. Dopo quest’ultimo giro mi dice che le donne giudicanti sono sbiadite e che anche l’idea dell’esame di TAI Chi è un “peso leggero”.

5- Una sorella difficile

Nell’incontro successivo Ginevra è piuttosto allegra. Ha dato il suo esame di TAI Chi che è andato molto bene. Non era affatto spaventata e nemmeno interessata al pubblico che la guardava. Per di più, a fine lezione, una delle critiche più temibili (secondo la sua percezione) le ha anche fatto i complimenti e le ha chiesto alcune spiegazioni sui vari movimenti. L’insegnante le ha detto brava e lei si è goduta quel piccolo ma significativo successo.

Durante la settimana ha fatto delle riflessioni. Con le clienti del negozio le cose continuano ad andare bene ma, a breve, per una ricorrenza di famiglia, incontrerà sua sorella ed è già in allerta.

La sorella l’attiva più che mai. E’ sempre al centro dell’attenzione, ora vittima, ora carnefice, ora in versione di salvatore della famiglia. Imprevedibile e mutevole, la spiazza e la fa sentire non al sicuro.

Le chiedo quale sia l’origine di questa allerta.

G: Ha maltrattato nostra madre più di una volta e non glielo posso perdonare. Le salgono le lacrime agli occhi e scoppia a piangere. Pensa in particolare ad un litigio avvenuto proprio nel suo negozio, tra la sorella e la mamma, in cui lei ha preso le difese di sua madre e ha dovuto contenere la rabbia di sua sorella. Lo stress è 10, anche di più mi dice.

Lavoriamo sulla scena del litigio che viene percepita da Ginevra principalmente come Immagini.

G: Vedo l’espressione minacciosa di mia sorella e lo sguardo spaventato di mia madre.

Le chiedo se lei è nella scena e mi risponde di essere all’esterno ma di vedere in contemporanea il viso inferocito della sorella e quello atterrito della madre. I colori sono intensi e violenti. Lo stress è a 10.

Dopo il primo giro di TAI, Ginevra mi dice che i colori si sono smorzati, come quelli di un vecchio film e che sia madre che sorella hanno ”perso realtà”. Visivamente anche la scena ha perso intensità ma mi dice che la sorella non avrebbe mai dovuto osare tanto.

Eseguiamo una sequenza su questa fantasia dopo la quale Ginevra si sente più in pace.

G: Se mia sorella è fatta così, purtroppo non posso farci niente e me ne faccio una ragione. Certo che con lei non si è mai al sicuro e devo stare sempre sulla difensiva.

Anche questa convinzione è oggetto di una sequenza di TAI, soprattutto perché a breve ci sarà il pranzo di famiglia per il compleanno del figlio di Ginevra e la zia esplosiva sarà tra gli invitati.

Dopo la sequenza Ginevra mi dice che non percepisce più quell’allerta, è come se non provasse nemmeno interesse.

Concludiamo con un’armonizzazione relativa al pranzo che verrà.

6. Il sospetto e la fiducia

Il compleanno si è svolto in serenità. La zia era stranamente conciliante e Ginevra commenta: “Forse perché lo ero anch’io”, cosa che sottoscrivo pienamente. Qualche commento appena intemperante è stato superato semplicemente facendolo cadere nel nulla, modalità che Ginevra definisce “la mia strategia per il futuro”.

Oggi sono trascorsi tre mesi di lavoro settimanale e mi vuole portare una riflessione.

G: Mi sono resa conto che il mio negozio ha un’insegna quasi invisibile, difficile vedermi se non sai già che io sono lì.

Non posso fare altro che darle conferma.

G: E mi sono resa conto che se non mi fido di nessuno, soprattutto delle donne che sono le mie principali clienti, non posso mostrarmi per far sapere che sono qui per loro.

Le do ragione.

G: E’ come se permettermi la visibilità significasse dare fiducia…

E’ proprio così, suggerisco.

G: Ieri è accaduto qualcosa che mi ha fatto riflettere.

Mi racconta di aver ricevuto un regalo inaspettato da parte di sua nuora, altra donna non troppo facile della sua vita, una bella pianta di limoni che desiderava.

G: Non appena ho ricevuto quella pianta, dopo un attimo di gioia inaspettata, sono stata assalita dal sospetto che il dono potrebbe non essere stato realmente suo ma di mio figlio. E questo sospetto mi ha tolto la gioia perché le cose possono sempre essere diverse da come appaiono.

O: Come si è manifestato questo sospetto?

G: E’ scattato in automatico come una fitta dolorosa al petto.

O: Se ti connetti a quella fitta dolorosa, cosa potrebbe dirti, o a chi o a che cosa assomiglierebbe?

G: Vedo un giudice con la toga che mi dice: non fidarti di nessuno. Credo che abbia la voce di mio padre.

L’emozione è tristezza e lo stress è 7.

Eseguiamo TAI su questo giudice in toga, dopo la quale, mi dice Ginevra “Il giudice è diventato piccolissimo”.

Sorride perché così piccolo è davvero buffo e aggiunge: “Vorrei essere capace di non rovinare sempre tutto con questi sospetti”.

Dopo un giro di TAI anche su quest’ultima affermazione, Ginevra dichiara di voler imparare a godersi le gioie del momento dando fiducia alle cose buone che entrano nella sua vita.

Pertanto l’ultima sequenza di TAI viene eseguita su “Posso aprirmi alla fiducia e a tutto ciò che questo rappresenta e significa per me”.

Segue un’armonizzazione: “Armonizzo tutti i miei sistemi a questa nuova consapevolezza”.

7. La sfilata e una nuova insegna per brillare

Per un paio di settimane non ho più sue notizie, ma l’incontro successivo si apre con buone novità.

Ginevra ha fatto una sfilata con i modelli per l’estate per una collezione dedicata alle teenager all’interno di un evento organizzato da una sua cliente. Quindi ottima occasione di visibilità. Ha passato la giornata a vestire ragazzine e si è lanciata anche a pettinarle e truccarle. Nonostante questa non sia la sua professione, si è avventurata affrontando sportivamente il rischio di qualche insuccesso.

Mi dice di essersi sentita carica di energia e di entusiasmo, tranquilla e fiduciosa in ciò che stava facendo, mentre il giudice in toga se n’è stato buono e imbavagliato tutto il giorno.

E infine mi comunica che ha avviato le pratiche per il cambio di insegna del suo negozio dal momento che si è affidata (con fiducia!) ad un professionista di quel settore che le sta studiando una soluzione in linea con lo stile suo e dei suoi modelli che la renda finalmente e pienamente visibile.

Considerazioni finali

Mi sono dilungata a raccontare un percorso di mesi perché ho potuto assistere ad una vera trasformazione. Questa persona è stata in grado di trasmutare il piombo dei traumi passati nell’oro di una nuova versione di se stessa, più aperta e fiduciosa. Le sue relazioni si sono alleggerite dalle esperienze traumatiche e dalle credenze limitanti che le inquinavano e che impedivano a Ginevra di far brillare il tuo talento.

Ma, se è vero che la cliente si è dedicata con impegno, l ’efficacia di TAI, come strumento di trasformazione alchemica, è stato assolutamente determinante per andare dritti al punto e sciogliere i nodi essenziali.

Ringraziamenti

Voglio ringraziare tutte le persone che hanno accolto con fiducia i miei primi esperimenti facendomi da “cavia” ed anche i nuovi colleghi di TAI che ho potuto conoscere e con cui ho scambiato e condiviso esperienze.

Soprattutto esprimo la mia gratitudine ad Andrea per le sue lezioni interessanti ed arricchenti che mi hanno sempre entusiasmata.

Grazie per la sua disponibilità bonaria e gentile che caratterizza il suo modo di insegnare che ho molto apprezzato.

Lo ringrazio anche per la sua incessante pazienza nel sopportare le mie domande, i miei dubbi e le numerose richieste di spiegazioni e approfondimenti.

Infine un grande grazie dal cuore soprattutto per aver inventato questa metodologia così efficace, rapida, elegante e versatile.

 

Elena Arietti

Centro per corsi di crescita personale “La Sorgente”

Via Montemagno 71 Torino – Tel. 333 20 20 640

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