Mi chiamo Vincenzo Zauner ho 61 anni e vivo in provincia di Vicenza; sono un consulente di direzione e mi occupo prevalentemente di formazione in soft skills.
Da sempre appassionato di tecniche di crescita personale, unendo le mie esperienze in ambito militare (sono stato per anni ufficiale dell’esercito), ho continuamente ricercato e applicato ciò che può dare risultati soprattutto pratici e misurabili.
Di tutte le tecniche che ho avuto modo di sperimentare in oltre trenta anni dedicati alle relazioni di aiuto, ne ho selezionate alcune che mi hanno garantito nel tempo efficacia e semplicità di applicazione.
Partendo dal motto che sento fortemente mio, “non posso accompagnarti dove non sono già stato io stesso”, ho di volta in volta provato su di me ogni tecnica; al di là di quanto la tecnica che stavo sperimentando potesse sembrare affascinante, il mio obiettivo è stato sempre trovare qualcosa che funzionasse a prescindere, da poter applicare in casi reali e di efficacia ripetibile.
L’EFT è stata la prima tecnica energetica che ho conosciuto, da autodidatta, applicandola specialmente su me stesso con degli effetti notevoli soprattutto legati alla gestione della rabbia e per scardinare le basi di alcune convinzioni decisamente limitanti.
In seguito, mi sono avvicinato al counseling di matrice Rogersiana, (life counseling), osservando che spesso la formazione che svolgevo in aula si scontrava con alcuni blocchi profondi che solo un lavoro mirato e personalizzato poteva superare: dopo tre anni di studio e tirocini pratici mi sono qualificato come life counselor.
Scendere in profondità e utilizzare in modo complementare EFT si è rivelato decisamente efficace: attraverso il counseling il cliente veniva in contatto con blocchi emotivi profondi e grazie al EFT riusciva ad armonizzarne l’energia e ritrovare le risorse da applicare nella vita di tutti i giorni.
Nonostante l’efficacia di integrare le due tecniche e il discreto successo con i clienti, sentivo che ancora mancava qualche tassello al puzzle: si poteva fare di più.
Liberare una persona da un blocco o una convinzione profonda, la rende certamente molto più libera, in modo che difficilmente si può comprendere se non si sperimenta in prima persona; ma una volta libera, che cosa fa? Mi viene in mente il paragone con il calcio (o il basket, pallavolo, ecc..): liberare uno sportivo dalla paura del pallone o di tirare un rigore, lo facilita di certo, ma non gli insegna a giocare se non sa farlo in primis.
Il coaching poteva aiutarmi in questo passaggio successivo: trovare delle strategie per godere appieno della liberà appena trovata con le tecniche introspettive ed energetiche.
Ho quindi deciso di seguire un corso per master in coaching metodo HPM® (Human Potential Modeling) di Daniele Trevisani, studioso riconosciuto in Italia e all’estero e autore di oltre 30 testi sul coaching.
Tale metodo risulta particolarmente efficace perché tra le altre caratteristiche, consente di suddividere le aree di lavoro in settori definiti, e grazie a questa metodica si individuano con una certa facilità le aree di scarsa energia, che devono essere lavorate per rendere la persona libera di fruire delle proprie reali potenzialità.
Proprio in relazione a questo punto, ricercando applicazioni particolari di EFT, sono venuto a conoscenza di TAI e grazie ad Andrea Fredi, mi sono qualificato come TAI Master, seguendo sempre la stessa linea di condotta dello sperimentare su me stesso prima che sugli altri.
TAI mi offre la possibilità di individuare velocemente la causa del blocco o della difficoltà e di scioglierla con relativa facilità, spesso senza doverla neanche conoscere. In sostanza, a differenza di altre tecniche, TAI può essere applicata con le sue “frasi comando”- vere e proprie istruzioni al subconscio – anche senza che l’operatore conosca i dettagli della scena o episodio, cosa molto utile quando dette esperienze sono molto delicate e il pudore o la troppa sofferenza correlati spingono il cliente a non volerne parlare apertamente.
Inoltre, il rilascio energetico che consente TAI, cioè la ri-armonizzazione dell’energia bloccata nelle capsule spazio-temporali, offre al cliente quello sprint in più per applicare con forza le strategie individuato con il coaching.
Il mio approccio quindi si può delineare come:
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valutazione dello status quo X, in genere connotato da un senso di mancanza ovvero di difficoltà in una certa area, non sempre ben individuabile, se non con specifiche tecniche del Coaching HPM;
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individuazione dello stato desiderato Y, che naturalmente comporta un superamento della difficoltà dello stato X attraverso
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una o più strategie (coaching) applicate alla vita reale, che possono essere efficaci soltanto se
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attraverso TAI e EFT si vanno a risolvere gli ostacoli che impediscono di attuare le strategie, che vengono facilitate da
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passaggi tipici del counseling che portano alla luce le proprie risorse profonde e preziose, da impiegare con una nuova consapevolezza.
Questo approccio integrato consente un focus notevole che amplifica gli effetti reali e crea un circolo virtuoso che si autoalimenta: più energia si rilascia attraverso le tecniche energetiche, maggiore forza si attinge per attuare strategie che portano a piccoli e grandi successi reali e misurabili, maggiore profondità si raggiunge con il counseling, che porta alla luce risorse profonde, rielaborabili con le tecniche energetiche.
Caso pratico: TAI applicato alle bugie nelle relazioni
Gianni è una persona di successo nel mondo lavorativo: si affaccia ai suoi 50 anni con grandi obiettivi di crescita e guadagni, con la consapevolezza di chi ne ha già raggiunti molti, passando da dipendente a imprenditore e realizzando un sogno che aveva coltivato da tempo. Questa scelta ha pagato in termini di soddisfazioni lavorative, che però si contrappongono a notevoli difficoltà in campo affettivo.
Gianni viene indirizzato a me da un conoscente in comune che aveva già seguito dei miei corsi motivazionali, e mi racconta di una situazione a dir poco complicata: divorziato da molti anni, una figlia adulta con cui ha una relazione problematica, convive con una donna che non ama e con la quale ha rapporti tesi e mantiene un rapporto affettivo segreto con la ex compagna, con la quale era stato dopo il divorzio per qualche anno.
Prima sessione.
Come primo approccio seguo uno schema che finora mi ha garantito buoni risultati: lascio parlare il cliente di quello che ritiene essere il suo problema e ne individuo le implicazioni reali, cioè ciò che effettivamente lui nota come effetti nella sua vita, evidenziandoli. Ascolto, inoltre, le modalità verbali che utilizza per avere qualche indizio sulle strategie inconsce che applica e di cui non si rende conto: queste danno dei grossi inizi sulle credenze inconsce che condizionano fortemente il nostro operato.
Dopo una mezzora circa il quadro superficiale appare chiaro: una serie ininterrotta di bugie dette agli altri e a se stesso che ingarbuglia sempre di più la situazione e drena una marea di energie per non cadere in contraddizione.
A questo punto, stabiliamo insieme degli obiettivi di lavoro: applicare una strategia di ri-centratura su se stesso, al motto di “mi assumo la responsabilità di amare me stesso”, e insieme individuiamo ciò che ostacola questo viaggio verso se stesso.
Decidiamo insieme di iniziare a portare l’attenzione verso la relazione con la figlia: mi dice che ci tiene ad essere ammirato da lei e per questo vuole farle un regalo per la laurea (conseguita un anno prima!), comprandole un’auto. Gli chiedo, secondo lui, che cosa vorrebbe invece la figlia e lui mi risponde che vorrebbe essere visto come un buon padre che soddisfa i suoi bisogni; esploro la parola bisogni ed emerge un episodio dell’infanzia nel quale Gianni letteralmente elemosina amicizia da un altro bambino, quindi applichiamo TAI alla scena, che presenta una carica di 7 e una connotazione visiva e uditiva, scena percepita dall’interno.
Apro la sessione di TAI: io sono origine.
1. Riprendo il mio potere e libero l’energia trattenuta in questa scena: apparentemente nessuna reazione di rilascio emotivo. Lascio agire il comando un minuto circa e passo alla seconda frase;
2. lascio andare ogni identificazione e ogni attaccamento a questa scena: un piccolo sospiro rivela che qualcosa si sta muovendo.
3. Genero ordine e coerenza in me rispetto a questa scena: uno sbadiglio.
Al termine del primo giro, la carica della scena si è ridotta, il punto di vista è cambiato: Gianni mi riferisce che non aveva mai considerato quanto questa scena lo avesse condizionato nella sua vita. Gli chiedo se c’è dell’altro ed emerge il dato sonoro: la risata sprezzante del suo amichetto. Carica livello 8, tanto che contattandola, Gianni inizia a piangere.
1. Riprendo il mio potere e libero l’energia trattenuta in questa risata: il cliente avverte delle fitte al petto, come qualcosa che salendo fa pressione;
2. lascio andare ogni identificazione e ogni attaccamento a questa risata: il pianto si interrompe e appare uno sbadiglio profondo. Gianni mi dice che si sente come se si fosse tolto un tappo da dentro, a livello del diaframma.
3. Genero ordine e coerenza in me rispetto a questa risata: sospiro di sollievo, il volto si rilassa.
A domanda risponde che la carica dell’episodio si è ridotta a 3.
Torno ad esplorare la parola bisogni in relazione a sua figlia ed emerge un significato diverso da quello puramente materiale: Gianni ipotizza che forse stava attuando la stessa strategia del bambino che elemosina attenzione, anche con la figlia.
Alla domanda: “se tu fossi tua figlia, che cosa vorresti da tuo padre?” Il cliente si stupisce di rispondere: “vorrei che si mostrasse così com’è”.
lo incalzo chiedendogli “qual è la cosa peggiore che può succedere se ti mostri per quello che sei a tua figlia?”. La sua attenzione torna all’episodio precedente.
Decido di esplorarlo con il triangolo e gli chiedo: “mentre sei in contatto con questa esperienza, che cosa potresti aver pensato rispetto a te o al mondo?”
risposta: “nessuno ti vuole se non hai niente da dare”.
Domanda: “puoi essere assolutamente certo di questo riguardo a tua figlia?”.
Mi dice che non ci aveva mai pensato. Alla domanda “quanto la senti vera per te?” Risponde 8 su 10. Passiamo a un altro giro di TAI sulla credenza “nessuno ti vuole se non hai niente da dare”.
1. Riprendo il mio potere e dissolvo la struttura della convinzione che nessuno ti vuole se non hai niente da dare: serie di sbadigli e qualche lacrima.
2. lascio andare ogni identificazione e ogni attaccamento a questa convinzione: ancora sbadigli.
3. Genero ordine e coerenza in me rispetto a questa convinzione: Gianni mi dice spontaneamente che non sente più vera questa affermazione e che si sente come sollevato. Mi dice inoltre che sente un gran peso alle braccia e una profonda spossatezza, segno di uno sblocco energetico importante.
Passo quindi alla fase di armonizzazione.
Armonizzo tutti i miei sistemi a questa nuova consapevolezza. Il cliente sorride e ringrazia.
Ci diamo appuntamento alla settimana successiva con il compito di individuare eventuali altre convinzioni nascoste legate al rapporto con sua figlia.
Seconda sessione.
Gianni arriva visibilmente nervoso; mi racconta di un litigio avuto con la ex con cui tiene segretamente rapporti e della paura che la stessa venga a casa sua e faccia una scenata con la convivente. Colgo l’occasione per provocarlo e gli chiedo sorridendo: “non credi sarebbe un bene se succedesse veramente? Avresti risolto tutto in un colpo solo”.
Mi risponde: “ho paura che succeda, perché poi resto solo”. Lo incalzo: “qual è la cosa peggiore che potrebbe succedere se resti solo?”. Non sa cosa rispondere, è ancora molto agitato.
Provo con un giro di EFT: anche mi sento spaventato all’idea di restare solo, mi apro ad accogliere i cambiamenti necessari per una vita felice ed appagante.
Si tranquillizza in un paio di giri di picchiettamento, quindi passo ad esaminare la paura di restare solo con TAI: “mentre sei in contatto con questa paura di restare da solo, quale episodio emerge che potrebbe averla generata?”
Gianni ricorda di una volta in cui era stato rifiutato da una bambina che gli piaceva e che non voleva giocare con lui. Carica 7 su 10 e vede l’episodio dall’esterno, con una connotazione prettamente visiva.
Applico TAI esterna LASER:
1. Riprendo il mio potere e libero l’energia trattenuta in questa scena: Gianni sbadiglia un paio di volte.
2. Lascio andare ogni identificazione e ogni attaccamento alle mie reazioni a questa scena: Gianni mi dice che adesso vede la scena da partecipante e sente un dolore al petto, come un blocco.
3. genero ed invio frequenze armoniche a me stesso in quella scena: il cliente realizza di aver tratto da quella scena la convinzione che per piacere agli altri non poteva essere se stesso.
Effettuo un’altra sequenza di TAI esterna sulla convinzione: il cliente si sente sollevato e, pensando alla credenza, si connette alla paura di incontrare sua figlia.
Mi dice che quella settimana ha in programma un incontro con sua figlia e si sente ansioso al riguardo: le ha già detto che le avrebbe preso un’auto ma al momento non può permettersi quella spesa ed è convinto che questo la farà allontanare da lui.
Gli chiedo: “puoi essere assolutamente certo che tua figlia voglia da te soltanto l’auto o qualunque altra cosa materiale?”; risponde che non lo sa in realtà, e che da quando ha lavorato l’ultima convinzione, si sente piuttosto confuso al riguardo.
Gli chiedo: “cos’altro potrebbe volere tua figlia da te?”. Risponde di getto: “forse vuole quello che voglio io: volerci bene e basta”. A questa realizzazione scoppia a piangere in un intenso rilascio emotivo che dura diversi minuti.
Appena ripresosi, lo conduco verso l’individuazione di una strategia per approcciarsi all’incontro in modo più naturale e rilassato; per consolidare quanto emerso stabiliamo che la stessa sera sarebbe andato da solo a fare qualcosa che gli piaceva: mi dice che avrebbe voluto andare in una chiesetta che frequentava da piccolo e che gli dava un senso di accoglienza e sicurezza. Il compito sarebbe stato andare lì da solo e godersi, accogliendole, tutte le sensazioni che sarebbero emerse, restando sempre connesso con se stesso. La seconda strategia consisteva nell’individuare ogni pensiero che poteva generare ansia prima dell’incontro, domandarsi se potesse essere certo che fosse realmente vero e trattare le sensazioni con EFT. La frase tipo durante il picchiettamento poteva essere “anche se credo a questo pensiero, mi apro alla possibilità che io possa vivere una esperienza positiva nella realtà”
Terza sessione
Gianni mi dice subito dopo i saluti che l’incontro con la figlia era andato oltre le sue aspettative: avevano cenato tranquillamente parlando di molte cose, lui era riuscito a lasciarsi andare ed essere se stesso e la figlia lo aveva apprezzato apertamente, dicendogli che lo vedeva diverso, più aperto e sincero e che da tanto tempo aspettava di vedere suo padre così.
Avevano anche deciso di vedersi regolarmente per passare del tempo di qualità insieme, come padre e figlia, senza altre pretese o aspettative.
La mia prima domanda: “come ti fa stare ad essere te stesso con tua figlia?”.
Risposta: “mi sento sereno, ma non so se posso farcela con le altre persone”.
Propongo un giro di EFT: “anche se non credo di poter essere me stesso con le altre persone, mi offro l’opportunità di godermi il tempo con mia figlia e di essere la migliore versione di me stesso in armonia con le mie capacità del momento”.
Domanda: “come dovrebbe essere la migliore versione di te stesso con gli altri?”
Gianni risponde con una serie di caratteristiche tra le quali, serenità, determinazione, attenzione al qui e ora, apertura verso gli altri, accettazione.
Gli faccio visualizzare se stesso che incarna quelle caratteristiche, aggiungo colore e suoni, finché l’immagine diviene emozionante e quindi passiamo ad applicare TAI Generativa:
1. attingo all’energia contenuta in questa immagine e la guido nel mio centro (gli faccio accompagnare le frasi con il movimento delle mani verso il primo dantian): osservo il viso di Gianni che si rasserena.
2. Accordo questa energia alla mia essenza (con le mani che si spostano sul petto): mi dice che sente il flusso di energia che sale e che sembra ripulirlo da dentro.
3. Oriento questa energia verso me stesso qui e ora (la mano che si porta verso il terzo occhio e conduce l’energia verso la visualizzazione di sé con le caratteristiche desiderate, con gli occhi in posa dristi): mi conferma che si sente carico e sicuro e gli piace sentire questa energia.
Passo direttamente alla fase di armonizzazione: armonizzo tutti i miei sistemi a questa nuova versione di me.
Stabiliamo quindi una strategia per la settimana successiva, nella quale ogni giorno avrebbe cercato qualcosa di simbolico da fare per sé che gli faceva piacere, per stabilizzare e porre le fondamenta di una autostima costruita sul proprio valore interiore e non soltanto esteriore, con la promessa che alla prossima sessione avremmo preso in esame le due relazioni di coppia con cui era ancora invischiato.
Considerazioni conclusive
Pur avendo impiegato ogni versione di TAI su me stesso a più riprese, resto ancora molte volte stupito dalla semplice eleganza ed efficacia di questa tecnica, che tocca veramente in profondità, andando a portare una consapevolezza evoluta in ciò che era rimasto bloccato anche per anni. Viviamo quotidianamente esperienze che hanno caratteristiche di “troppo” e che i nostri meccanismi di protezione congelano per salvaguardarci, ma che diventano, nel tempo, una trappola dotata di una specie di forza di gravità, che attrae episodi simili e si attiva con il suo carico di emozioni, sensazioni, credenze, fantasie e tende a governare le nostre azioni al di fuori della consapevolezza del momento presente. Pensiamo di vivere in coerenza con il contesto presente e invece tendiamo a ripetere dei copioni ormai antiquati e non più adatti alle circostanze, senza esserne consapevoli: avere a disposizione una tecnica che con questa semplicità ed efficacia offre la grande opportunità di sciogliere questi punti di energia congelata, le capsule spazio-temporali, e riscriverli alla luce di una nuova consapevolezza, è senza dubbio una benedizione per chi porta avanti la propria ricerca interiore e per chi si dedica alle relazioni di aiuto del prossimo, oltre che uno strumento potentissimo che in ogni caso richiede consapevolezza e senso di responsabilità, per accettare e consentire che quanto non funziona più possa essere trasmutato, come nelle antiche tecniche di alchimia, che oggi, grazie al prezioso lavoro di Andrea, diventano tecniche interiori di profonda trasformazione.
Vincenzo Zauner
Coaching Strategico Sistemico
3474348723
info@zaunercounseling.it
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