INTANTO, IO TORNO A VIVERE O ALMENO CI PROVO
Di Nicole Pagliarini
TESI MASTER TAI
TAI e Riflessologia Plantare come supporto psicofisico a un uomo con sarcoma al gluteo
Un percorso tra paura, incertezza e stanchezza iatrogena.
Mi chiamo Nicole Pagliarini come formazione di base fisioterapista, evoluta nel corso di 24 anni di lavoro clinico e didattico universitario in una visione anche integrativa dell’essere umano e delle sue difficoltà. Da qui e dopo una formazione come counselor e ipnotista mi sono decisa ad intraprendere un’accelerazione esistenziale che riguardasse le tecniche bioenergetiche insegnate da Andrea Fredi. In questa tesina di Master desidero soprattutto scrivere del mio lavoro con Mauro dove prevalentemente (non sarebbe onesto dire che ho utilizzato solo una tecnica anche perché non è il mio modo di lavorare) ho usato TAI ovvero Tecniche di Alchimia Interiore nelle sue svariate sfacettature.
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Introduzione: due linguaggi per uno stesso corpo
Quando la medicina salva la vita, a volte l’anima resta in apnea. Chirurgia, radioterapia e chemioterapia sono strumenti che combattono il sarcoma, ma lasciano cicatrici che non si manifestano solo sulla pelle. Paura, incertezza e stanchezza spesso diventano identità che il sonno da solo, come spesso si consiglia, non basta a scacciare.
Per un uomo sportivo, poi, il colpo può essere doppio. Il corpo che era alleato diventa campo di battaglia.
In questo spazio di mezzo, laddove spazio potrebbe diventare soma, si inserisce il lavoro bioenergetico. Per questo caso come specificato poc’anzi ho scelto di far dialogare due strumenti: TAI – Tecniche di Alchimia Interiore di Andrea Fredi e la Riflessologia Plantare secondo Fitzgerald.
TAI nasce dall’integrazione di di concetti riferiti alla medicina cinese (si utilizzano i 3 Dantian come fulcro di lavoro), kinesiologia e alchimia interiore secondo lo splendido antico principio “Solve et Coagula”. Non lavora contro un sintomo o contro una capsula spazio tempo cristallizzata tempo orsono, ma va a sciogliere la carica emotiva congelata nei tessuti, nei ricordi, nelle esperienze, nelle fantasie e nelle credenze (ci si avvale come concetto della riflessione sul triangolo)..
La Riflessologia Plantare, secondo la mappa di Fitzgerald, Ingham, Marquardt, considera il piede una mappa olografica del corpo. Stimolare le zone riflesse organiche rappresentate sui piedi significa mandare un impulso di reset agli stessi sistemi messi in crisi da farmaci e stress, in questo caso, oncologico.
Intuizione, attenzione, frasi congeniali e ben studite per ciscun Dantian, terapia manuale sapiente sui piedi per radicare: tutto con lo scopo di sciogliere e coagulare. Corpo e psiche tenuti per mano.
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TAI
Le Tecniche di Alchimia Interiore (TAI), sviluppate e sistematizzate da Andrea Fredi, rappresentano un metodo contemporaneo di trasformazione emotiva che integra elementi della tradizione energetica taoista con approcci moderni alla consapevolezza corporea e alla gestione delle emozioni.TAI si fonda sull’idea che i vissuti emotivi non elaborati si depositino nel corpo sotto forma di tensioni, blocchi o schemi reattivi, e che tali contenuti possano essere trasformati attraverso un processo consapevole che coinvolge mente, corpo ed energia.
TAI si basa su tre assunti principali:
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Unità psicocorporea Emozioni, sensazioni fisiche e processi mentali sono considerati aspetti interdipendenti di un unico sistema. Le emozioni non elaborate generano accumuli energetici che influenzano il comportamento e il benessere psicofisico.
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Energia come informazione L’emozione è interpretata come una forma di energia-informazione. Quando viene riconosciuta e accolta, può essere trasformata in risorsa; quando viene repressa, tende a cristallizzarsi in forme disfunzionali.
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Ruolo dei Dantian I tre Dantian, concetto derivato dalla tradizione taoista, sono considerati centri energetici e funzionali nei quali l’energia emotiva può essere raccolta, trasformata e integrata.
I Dantian non sono solo centri energetici, ma veri e propri “laboratori interiori” nei quali avviene la trasformazione alchemica dell’esperienza emotiva. Sono tre e nello specifico vengono qui sotto descritti:
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Primo Dantian
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Localizzazione: area sotto l’ombelico.
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Funzioni: radicamento, vitalità, istinto, sicurezza.
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Ambito emotivo: paure primarie, tensioni profonde, memorie corporee.
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Ruolo: rappresenta il crogiolo principale per la trasformazione dell’energia grezza; è il primo trasformatore che si avvale del principio alchemico solve.
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Secondo Dantian
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Localizzazione: centro del petto.
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Funzioni: emozioni relazionali, identità, autostima.
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Ambito emotivo: tristezza, rabbia, senso di colpa, vergogna.
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Ruolo : armonizzazione e integrazione delle emozioni legate alla sfera affettiva; è il secondo trasforamtore che sia vvale del principio alchemico solve.
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Terzo Dantian
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Localizzazione: area della fronte/terzo occhio.
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Funzioni: visione, intuizione, significato.
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Ambito emotivo: confusione, sovraccarico mentale, mancanza di direzione.
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Ruolo: chiarificazione e riorganizzazione cognitiva; qui avviene il principio alchemico coagula.
TAI si articola in tre fasi principali quali il riconoscimento dell’esperienza attraverso la prima metadomanda( il paziente identifica l’emozione o la sensazione presente, senza giudizio e senza tentativi di modificarla. Questa fase è essenziale per interrompere i meccanismi abituali di evitamento o repressione), l’accoglienza e la percezione corporea tramite la seconda metadomanda (l’ttenzione viene portata nel corpo con l’obiettivo di creare uno spazio interno nel quale l’emozione possa essere percepita come energia in movimento) e latrasformazione alchemica con l’utilizzo dei tre Dantian associato a frasi pre stabilite per ciascuno (attraverso specifiche frasi di attivazione, l’energia emotiva viene lasciata fluire verso il Dantian, dove può essere integrata e trasformata. Il processo può eassere descritto come un passaggio da una forma “densa” e reattiva dell’emozione a una forma più fluida e funzionale).
Ci sono varie tipologie di intervento a dipendenza del grado di apprendimento del paziente e della sua problematica, nonché della preparazione del terapeuta. La cosa estremamente inetressante e eimportante è che il processo diventi uno stile di vita nonché un esercizio quotidiano che il pazinete deve eseguire sistematicamente a casa.
Perché amiamo TAI e perché è così efficace:
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non reprime l’emozione, ma la trasforma
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utilizza il corpo come via primaria di elaborazione
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integra tradizione energetica e psicologia contemporanea
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lavora simultaneamente su livelli fisici, emotivi e cognitivi
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è accessibile e applicabile in contesti personali, relazionali e professionali
Le applicazioni includono gestione dello stress, autoregolazione emotiva, crescita personale, supporto nei percorsi terapeutici e sviluppo della consapevolezza. TAI rappresenta un modello innovativo di trasformazione emotiva che unisce antiche conoscenze energetiche e approcci moderni alla consapevolezza. La centralità dei Dantian, l’uso mirato del linguaggio e la dimensione corporea rendono questo metodo un contributo significativo nell’ambito delle pratiche di autoregolazione e crescita personale. La sua struttura semplice ma profonda permette un utilizzo versatile, sia in contesti individuali sia in percorsi formativi e professionali.
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Il caso di Mauro
Mauro, 51 anni. Ciclista amatoriale, ama camminare spesso e a lungo. Il sarcoma al gluteo destro lo scopre così: caduta in bici, botta forte, ematoma che non si riassorbe. “Pensavo fosse il solito livido da sportivo” mi dice al primo incontro poi però dopo varie aspirazioni del liquido si decide di approfondire. Era l’inizio dell’inferno.
In 8 mesi: chirurgia demolitiva ampia, 6 cicli di chemio, 25 radio. Il referto dice remissione, ma i suoi occhi no.
Arriva da me e la prima frase che mi dice è che non tocca la parte se non per sentire se ci sono ancora le cisti che hanno segnato la recidiva in quanto “non la sento davvero mia”. È come se si sentisse diviso a metà.
Il suo corpo era in modalità cessate il fuoco‚ ma la sua mente era ancora in guerra.
Decidiamo quindi di fare un primo semplice giro di TAI sulla frase che risuona maggiormente fra molte ovvero “non sento la parte del corpo mia” nella sua testa. Dopo il primo giro la sensazione che la parte non sia di sua appartenenza non lo disturba più. E questo lo stranisce a tal punto da voler continuare sul processo e provare con altre frasi. Funziona così lo invito nei giorni in cui non ci vediamo a continuare a esercitarsi con TAI e frasi per cui il livello di stress non supera su una scala 0-10 il 6. (SUD)
Tre per lui, come altri pazienti oncologici, i fronti aperti. La paura, ogni follow-up una sentenza. “Quando entro in ospedale mi torna l’odore della sala operatoria e il cuore va a 180”. Scala SUD 9/10. L’incertezza: futuro = nebbia nera sul petto. Meglio non illudersi. “Non faccio progetti oltre l’estate, anche perché la struttura delle terapie segue l’andamento degli esami e nessun medico si sbilancia con precisione su cosa, come, quando e per quanto tempo. L’astenia dopo le terapie, anche se si osserverà durante i trattamenti come gli effetti collaterali saranno meno invasivi.
Decidiamo per un numero di incontri che deciderà lui a dipendenza dell’efficacia. Obiettivo dichiarato: non guarire il sarcoma, quello è di competenza se possibile della medicina allopatica. Obiettivo bioenergetico: restituirgli il diritto di abitare il suo corpo e il suo presente evitando che la sua identità si perda nelle maglie della patologia e del suo corollario.
Usiamo TAI e il triangolo per dare un nome alla paura per ricollocarla in termini non paralizzanti. Con le metadomande Mauro riesce a evocare un immagine chiara in cui ha avuto per la prima volta molta paura ovvero il momento della diagnosi, la stanza del medico e un particolare relativo alla scrivania su cui il medico prima di informarlo aveva poggiato le mani.
Ha anche una sensazione vivida nel corpo di freddo come si fosse “gelato il sangue”. Lavoriamo sia sull’immagine che in seconda battuta sul sangue gelato che da freddo. La paura assume un contorno diverso, contestualizzato e comprensibile che assume il nome di preoccupazione e questo rasserena Mauro, lo consola.
Durante gli incontri che si intercalano con le terapie passiamo poi al tema dell’incertezza introducendo TAI Interna, vista anche la conoscenza e l’allenamento a casa che il paziente esegue.
Chiusi gli occhi, chiedo: Se questa incertezza avesse una forma, un colore, una forma, un colore una percezione come sarebbe? Nebbia nera sullo sterno. Dopo un primo giro di TAI interna l‘immagine della nebbia cambia diventa meno nera, ma è ancora presente perciò continuiamo a lavorare su ciò che rimane della nebbia per poi fissare e armonizzare i passi raggiunti.
Atto terzo ridare corrente. L’astenia è un sintomo ricorrente nelle malattie oncologiche e prende il nome di fatigue.
La stanchezza è un lutto per chiunque e soprattutto per uno sportivo perché porta con sé molte credenze in parte vere, in parte no sicché abbiamo utilizzato approfonditamente il modello del triangolo al fine di sviscerare i possibili ricordi nonché le possibili esperienze relative alla tematica. Così mentre trattavo con pressione dolce le zone riflesse della loggia di acqua e legno sui piedi, lui eseguiva una sequenza di TAI con la frase ponte relativa al lasciar andare la tossicità del farmaco salvavita. Dopodiché ha eseguito un giro sul richiamo di energia pulita e sana usando una sua immagine evocativa, inoltre a casa riferisce di riuscire a fare 15 minuti di camminata in salita, cosa impensabile prima e di aumentare il perimetro di marcia cosa altresì fondamentale per qualsiasi malato onocologico e non.
In un incontro molto intenso e sempre in associazione con la refle, durante TAI Interna, Mauro ha come l’impressoine di visualizzare il sarcoma. Non come nemico, ma come un bullone arrugginito che urlava: “rallenta o ti spezzi”. Nella medicina psicosomatica questo è un chiaro linguaggio simbolico del suo inconscio. Abbiamo così deciso di fare un lavoro di accoglienza all’immagine utilizzando anche EFT e facendo più giri dell’una e dell’altra tecnica. Ho provato a chiedere a Mauro durante TAI di percepire sia i Dantian che l’imponente cicatrice in zona gluteale ponendo una mano sui primi e una sulla seconda. TAI è una tecnica ad oggi assolutamente sperimentale ed empirica nonostante sembri funzionare bene e la cosa meravigliosa è appunto in piccole cose la possibilità di esperire cose nuove rispetto alla situazione con cui si è confrontati.
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Cosa resta quando la tempesta si calma
I risultati, senza trionfalismi delle sedute non hanno portato né alla sparizione del sarcoma che sembra essere in remissione e dormiente né alla guarigione da paura, incertezza e fatigue, ma e questo MA è cio che conta davvero in queste situazioni è completamente cambiata la gestione nonché le immagini e le frasi associate alla situazione passando in generale e in media da una SUD 9 a 2-3. Ricomincia a essere maggiormente fiducioso e a fare piccoli progetti nonché a lavorare in piccola percentuale. Riprende in mano parte della sua vita con i suoi tempi e le sue possibilità. Camminate e bicicletta aumentate e eseguite quotidianamente.
Come se Mauro avesse rimesso nel suo corpo un Mauro forse diverso, ma al sicuro.
- Riflessioni e conclusioni per chi fa questo mestiere
Integrazione, non alternativa: TAI e riflessologia come altre tecniche camminano accanto all’oncologia non in alternativa sarebbe molto pericoloso. Mai al posto. Ho lavorato con il consenso dell’oncologo.
Dove la mente non ha risposte, l’incoscio ha immagini i piani sono completamente diversi, ma complementari. Dialogarci evita il crollo identitario.
Il corpo non mente, la vita riprende con i propri tempi e spazi. Sono i feedback che cerchiamo.
Eticamente non promettiamo remissioni, nessuno lo può sarebbe disonesto. Promettiamo presenza. Linguaggio pulito, supporto‚ ascolto, intenzione, presenza.
TAI aiuta a trasformare il piombo emozionale cristallizzato in oro, la refle radica, previene, porta nel flusso insomma combaciano compartecipano.
E forse, in una visione integrata della medicina moderna, questa è la vera alchimia: non togliere la tempesta, ma insegnare a un uomo che si sentiva dimezzato a dire: “Non so se torna. Ma intanto, io torno a vivere o almeno ci provo.”
Nicole Pagliarini
Mendrisio, Svizzera

